La cucina del sacrificio in terra greca
La cucina del sacrificio in terra greca
“La cucina è politica”. Non è uno slogan a ricalco di più note parole d’ordine. Anzi, rispetto ad esse può invocare a pieno titolo la primogenitura: dall’alba della nostra civiltà, e per una decina di secoli, un rituale che in terra greca aveva a che fare con l’alimentazione perimetrò addirittura i confini dell’umano, inscrivendosi nel cuore stesso dello spazio politico, ossia nella vita pulsante della polis. Si tratta del sacrificio cruento degli animali domestici – buoi, pecore, capre, maiali -, i soli commestibili per il bestiario di allora. Secondo la liturgia celebrata da un macellatore-cuoco-sacrificatore, di cui si sono conservate le sequenze nella pittura vascolare, dopo la cremazione aromatica delle ossa, parti imputrescibili della vittima riservate agli dèi, e l’arrostitura dei visceri destinati a una ristretta cerchia di officianti e dignitari, le carni bollite venivano distribuite equamente tra i commensali, i cittadini maschi unici detentori dei diritti politici. Entro questo codice cerimoniale che, con poche, significative eccezioni come le Tesmoforie, proibiva alle donne l’uccisione rituale e le relegava ai margini del pasto sacrificale, si consumava ogni atto pubblico di rilievo, tanto che si riteneva sufficiente, per fondare una colonia, portare con sé dalla madrepatria uno spiedo e un pentolone con il fuoco.
- N° scheda: D0309049447
- ISBN-13: 9788833925929
- Città: Torino
- Editore: Bollati Boringhieri
- Anno: 2014
- Mese: Settembre
- Numero pagine: 269
- Dorso: 23 cm
- Peso: 600 gr
- Paese: Italia
- Lingua: Italiano
- Condizione: Nuovo
- Tipo di pubblicazione: Monografia
- Classificazioni Dewey: Usi e Costumi, Etichetta, Folclore; Economia Domestica e Vita Familiare
- Articolo (L', Il, La, Lo, ...): La


